+++ 21 dicembre 2021 +++    

Tensione psicologica e fattori di stress tra le persone vaccinate e non vaccinate

 

L’ultimo sondaggio dello Swiss Corona Stress Study dell’Università di Basilea mostra che lo stress psicologico durante la pandemia resta alto. Tra i fattori di stress si riscontrano intanto sostanziali differenze tra vaccinati e non vaccinati, soprattutto per quanto riguardo lo stress causato dalle misure anti Covid-19 e la paura relativa alle conseguenze della malattia sulla salute. Tra i genitori vaccinati di bambini di età compresa tra i 4 e gli 11 anni, la preoccupazione che i propri bambini possano essere contagiati è molto più marcata rispetto ai genitori non vaccinati. La percentuale di intervistati con sintomi depressivi gravi si attesta intorno al 19 percento, laddove lo stato di vaccinazione non riveste un ruolo rilevante. Maggiormente colpite da sintomi depressivi gravi sono le persone che hanno subito perdite finanziarie, coloro che presentano disturbi psichiatrici preesistenti e i giovani. Tra la fascia di età dei più giovani (14-24 anni), la pressione in ambito scolastico rappresenta il principale fattore di stress.

Oltre 11 000 persone provenienti da tutta la Svizzera hanno partecipato al 4° sondaggio (dal 16 al 28 novembre 2021) nell’ambito dello Swiss Corona Stress Study sotto la guida del Prof. Dr. Dominique de Quervain (si veda il riquadro).

 

Differenze tra persone vaccinate e non vaccinate

 

Tra i fattori di tensione correlati alla percezione soggettiva dello stress sono emerse sostanziali differenze tra il gruppo dei vaccinati (58 percento degli intervistati) e il gruppo dei non vaccinati. Le maggiori differenze si riscontrano nelle difficoltà dovute alle misure anti Covid-19 come l’obbligo di certificato, percepito come un peso dalla maggior parte dei non vaccinati e al contrario come un sollievo dalla maggior parte dei vaccinati (figura 1).

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Lo stress dovuto a conflitti in famiglia, tra amici o sul posto di lavoro a causa delle misure anti Covid-19 o della vaccinazione è elevato sia tra i vaccinati che tra i non vaccinati. Tra questi ultimi risulta tuttavia notevolmente maggiore.

 

Altrettanto grandi sono le differenze (in questo caso tuttavia con uno stress maggiore tra i vaccinati) relative alla paura legata alle conseguenze del Covid-19 sulla salute, come ad esempio la preoccupazione che persone care possano ammalarsi gravemente (figura 2). Anche la paura di soffrire di Long Covid a seguito di un’infezione, o che i bambini portino il coronavirus a casa contagiando genitori o nonni, è maggiormente marcata tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati.

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Nel range degli intervistati con figli a carico tra i 4 e gli 11 anni (2079 persone in totale), solo il 17 percento dei genitori vaccinati non teme affatto che il proprio figlio possa contrarre il coronavirus. Tra i genitori non vaccinati la percentuale è del 68 percento.

Sintomi depressivi gravi

 

La percentuale di intervistati con sintomi depressivi gravi è pari al 19 percento, laddove lo stato di vaccinazione non riveste un ruolo rilevante. Nell’aprile 2020 (lockdown), questa percentuale era pari al 9 percento, a maggio 2020 (allentamenti parziali) al 12 percento, a novembre 2020 (seconda ondata) al 18 percento.

 

Gli intervistati particolarmente colpiti sono:

 

- Giovani (figura 3): i sintomi depressivi gravi si riscontrano con maggiore frequenza nel gruppo dei più giovani (dai 14 ai 24 anni), con una quota del 33 percento. Tra i partecipanti allo studio che frequentano una scuola o una scuola universitaria, i sintomi depressivi sono per la maggior parte legati all’ansia da prestazione (per altri fattori, si veda la figura 4).

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- Le persone le cui riserve finanziarie sono diminuite durante la pandemia, il 32 percento, sono colpite più spesso da sintomi depressivi gravi rispetto alle persone le cui riserve sono rimaste invariate o sono aumentate (13 percento).

 

- Le persone con problemi psicologici presenti prima della pandemia, il 34 percento, sono colpite più spesso da sintomi depressivi gravi rispetto alle persone che hanno dichiarato di non aver avuto problemi psicologici prima della pandemia (14 percento).

 

Aumento dell’uso di sostanze

 

Tra le persone che assumono tranquillanti o sonniferi (3544 soggetti), il 53,6 percento dichiara di averne aumentato l’uso durante la pandemia, il 3,5 percento di averlo ridotto e il 42,9 percento non dichiara alcuna variazione (figura 4). Uno schema simile si riscontra tra le persone che fanno uso di nicotina, alcool o cannabis. L’entità dell’uso di queste sostanze dipende dalla gravità della sintomatologia da stress, ansia e depressione.

 

Il contesto: rilevazione dei dati

 

I risultati si riferiscono al periodo di rilevazione compreso tra il 16 e il 28 novembre 2021. In questo arco di tempo 11 167 persone provenienti da tutta la Svizzera hanno partecipato al sondaggio anonimo online. A causa del tipo di rilevazione dei dati, il presente studio non può essere considerato un sondaggio rappresentativo per definizione. Tuttavia, in termini di caratteristiche sociodemografiche, la popolazione degli interpellati rappresenta un ampio spettro della popolazione svizzera. Tutte le correlazioni e i confronti riferiti sono molto significativi dal punto di vista statistico.

 

I risultati completi su: https://osf.io/x6zu7/

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